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Prende avvio dall’individuazione delle cause della situazione di
svantaggio e dall’acquisizione della documentazione utile. Dopo un
periodo di osservazione si definiscono le aree di difficoltà
dell’alunno, si determinano le aree potenziali (ciò che l’alunno è in
grado comunque di fare pur nella difficoltà evidenziata) e se ne
individuano i bisogni educativi. L’obiettivo che si intende perseguire è
lo sviluppo delle potenzialità dell’alunno in situazione di difficoltà
nelle aree maggiormente compromesse, nel rispetto dei suoi tempi e ritmi
di apprendimento. A tal fine viene formulato il Piano Educativo
Personalizzato, alla cui stesura concorre l’insegnante di sostegno
insieme con gli insegnanti di modulo o di classe, in cui è inserito
l’alunno.
Il P. E. I., quindi, fa propri alcuni importanti diritti riferiti alla
persona:
-
diritto alla diversità
come un elemento da valorizzare;
-
diritto alle medesime opportunità
educative
che significa offrire opportunità in base alle capacità, alle competenze
e alle abilità espresse;
-
diritto allo studio per il quale
ognuno deve avere l’opportunità di conseguire il livello di istruzione a
lui più congeniale.
Attraverso il riconoscimento di questi diritti è possibile una reale
integrazione, intesa come opportunità di imparare interagendo con gli
altri in un clima di accoglienza e di accettazione.
Le medesime opportunità formative vengono garantite dalla scuola anche
per gli alunni che, pur sprovvisti di documento di certificazione dell'ULSS,
presentano gravi carenze didattiche legate a situazioni di svantaggio
socio-culturale.
Valutazione
e bisogni educativi speciali
“L'integrazione
scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità...
nell'apprendimento, nella comunicazione, nella relazione e nella
socializzazione. L'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione
non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre
difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap”. (L. 104,
art. 12, com. 2-3-4).
La storia ci insegna che la valutazione nella scuola è stata assunta
come verifica dei risultati d'apprendimento di uno studente. Oggi,
invece, si è cercato di valorizzare l'iter che porta al raggiungimento
degli obiettivi educativi prefissati privilegiando il processo e non
solo il prodotto. Si è inoltre cercato di individuare le cause
dell'insuccesso che inducono alla formulazione di opportune strategie di
recupero. Il sistema educativo stabilisce così dei nuovi criteri
valutativi più rispondenti alle necessità e ai bisogni dei singoli
allievi.
Tutto questo comporta un lavoro preliminare volto alla conoscenza
dell'alunno, delle sue motivazioni, delle necessità come potenzialità di
cui dispone, perché attraverso l'atto educativo, esse possano essere
esaltate e liberate.
Diventa essenziale, un atteggiamento di flessibilità che deve essere
condotto e condiviso da ogni insegnante al fine di condurre l'allievo al
raggiungimento del successo formativo.
Dopo tale premessa si stabilisce così:
-
la valutazione deve fare riferimento agli obiettivi previsti dal piano
educativo individualizzato, utilizzando l'intera gamma dei voti
stabilita dal collegio docenti;
-
il voto deve essere condiviso tra i docenti;
-
le verifiche nelle aree disciplinari seguite dall'insegnante di
sostegno devono essere concordate (il come e il quando);
-
gli insegnanti di classe devono tener conto: dei bisogni specifici, dei
tempi e delle potenzialità individuali.
Tale documento è nato dalla necessità di inserire nel POF un paragrafo
inerente alla valutazione degli alunni certificati o con particolari
difficoltà d'apprendimento. |