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IL COMUNE DI RONCÁ DURANTE IL REGIME FASCISTA |
| (1922-1945) | Quando,
dopo la marcia su Roma avvenuta nel 1922, il potere del
governo passòtesticarta d'identità rilasciata a Roncà
nel periodo fascista che esaltano l'ideologia fascista
nelle mani di Mussolini, tutti i comuni d' Italia furono
interessati da una totale riforma. Infatti secondo il
regime fascista, solo attraverso un capillare controllo
delle ammin istrazioni locali si poteva arrivare alla
creazione di uno stato totalitario e soprattutto legato
ai principi stessi del fascismo. Innanzi tutto venne
eliminato il principio democratico dell' elettività
delle cariche. La figura del podestà fu istituita da Mussolini nel 1926 in tutti i comuni italiani. Lo stato fascista perfezionò il sistema amministrativo in senso accentratore trasformando il ruolo del segretario comunale in funzionario statale, perciò dipendeva per le questioni generali dal prefetto, mentre per le informazioni più riservate doveva rivolgersi direttamente al Ministro degli Interni. Il comune quindi, perse l'autonomia che aveva acquisito in molti secoli di storia, mentre il fatto che le cariche amministrative non venissero retribuite, permetteva solo a poche persone agiate di ricoprirle, ovviamente le più vicine al partito fascista. Infatti tutti i dipendenti avevano l'obbligo di essere iscritti alla Federazione Provinciale Fascista nella sezione Associazione Pubblico Impiego e a corrispondere regolarmente con questo ente. Per quanto riguarda la situazione economica del comune di Roncà, negli anni Trenta la ricchezza era in mano a pochi proprietari terrieri. I salari, che gli agricoltori offrivano ai braccianti, erano molto modesti, quindi la povertà si diffondeva nelle famiglie costituite da un gran numero di componenti. Poiché il fascismo tenne in grande considerazione la politica familiare, un contributo positivo furono le leggi a favore della maternità e dell'infanzia: furono istituiti premi per le famiglie numerose e pe r le coppie che si sposavano; mentre venne istituita una tassa sul celibato. Curioso il fatto che per poter ottenere il premio, le coppie di sposi dovevano avere assolutamente un'età inferiore ai trent'anni, buona moralità e risiedere nel comune da almeno un triennio. Questa politica portò al comune di Roncà un aumento dei matrimoni e di conseguenza anche un buon incremento demografico. Nel 1934 il podestà deliberò l' abbattimento del casello della pesa pubblica, costruito nella zona della prebenda parrochiale, per far posto al monumento ai caduti richiesto dal segretario politico locale, e la sua ricostruzione in altro luogo. Durante il periodo fascista l'ideale della potenza e della grandezza di Roma era fondamentale per esprimere con più determinazione la forza stessa del partito e quindi dell'Italia. Per questo motivo tutte le città e tutti i paesi d'Italia dal 1931 dovevano avere una strada intitolata a Roma antica. Così anche Roncà non potè esimersi da tale obbligo e la strada denominata "Capitello" , che dal tunnel della piazza finisce alla ghiacciaia comunale, essendo la principale, venne chiamata con il nome millenario e glorioso di "ROMA" . La "via Roma" venne inaugurata il ottobre 1931. Quello che abbiamo
notato, studiando il periodo in cui Mussolini governò
l'Italia, è il fatto che il PNF doveva controllare ogni
momento della vita quotidiana del popolo, quindi si
interessò che i bambini crescessero sani e forti grazie
anche da attività c he ne migliorassero la costituzione
fisica, inoltre anche in un piccolo paese come il nostro
si pensò all'erezione di una casa apposita per le
organizzazioni fasciste, guidate comunque dalla canonica
e dalla dottrina cristiana. Insomma la gente doveva
ritenere che lo Stato, ormai identificato con il Duce,
non abbandonasse mai il popolo e che solo grazie a lui
l'Italia sarebbe stata una grande nazione. Un esempio
della cosiddetta benevolenza di Mussolini si ha nel 1936
quando una frana a Terrossa danneggiòsei abitazioni, che
ricostruite come case popolari furono inaugurate il 3
novembre 1941; un cippo di marmo recava scritto: "il
Duce che arriva dappertutto, volle anche queste case,
perché il popolo di Terrossa vi aspettasse con serenità
i giorni della vittoria".
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