| dur.fascismo | 2 guerra | Luigi Posenato | Partigiani | vita quotidiana | diario del nonno | rigraziamo |
Introduzione |
Sono molte le testimonianze che abbiamo raccolto. Ne abbiamo scelte alcune, quelle che più ci hanno colpito. Alcune purtroppo sono fra loro discordanti, ma le abbiamo volute trascrivere ugualmente perchè portano dentro le tensioni, i disagi, l'orrore vissu to dalle persone che ce le hanno raccontate. Alcuni nonni si sono commossi nel raccontarci le loro esperienze ... e questo ha commosso anche noi. Per un breve momento abbiamo ri-vissuto insieme a loro momenti che non potevamo immaginare..... e capire. |
| PREFAZIONE Luigi Posenato Ottavio Casanova |
Il
giorno 8 ottobre 2005 noi alunni delle classi terze della
scuola media abbiamo assistito ad una particolare
solennità: a 62 anni dalla morte, qui a Roncà è stato
celebrato il funerale di un servitore della patria, Luigi
Posenato, che prestava servizio come
carabiniere durante la seconda guerra mondiale. Il
sindaco Lorella Mansoldo ha ricordato, alla fine
della celebrazione, Luigi Posenato morì a 26 anni a Roma
per salvare la vita di alcune persone, che si erano
nascoste per sfuggire ai tedeschi. Egli impedì alle
truppe tedesche di passare il posto di blocco e, pur
essendo consapevole della possibilità di morire, le
fermò tanto da far scappare tutte le persone. Pochi
secondi prima della sua uccisone egli pronunciò queste
parole <<neanche se mi ammazzi. Sono un
carabiniere.>> A queste parole il nemico, che gli
aveva ordinato di consegnare la pistola perse la pazienza
e con un colpo di fucile lo uccise. Il carro funebre, che
trasportava i suoi resti è arrivato alle ore 10.11 in
piazza, ad attenderlo ai piedi della scalinata della
chiesa vi erano i nipoti Adriano, Pia Rosa e Loretta, i
sindaci dei paesi limitrofi, il comandante provinciale
dei carabinieri e molti personaggi importanti come il
vice prefetto Renata Carletti, l'assessore provinciale
Alberto Martelletto, una rappresentanza dell'areonautica
militare, tanti gruppi dell'Associazione nazionale
carabinieri e delle associazioni dell' arma. Quel giorno,
durante la cerimonia, dentro una piccola cassetta avvolta
dalla bandiera tricolore, <<giaceva la storia di un
giovane uomo>> . Sul giornale si legge che egli è
morto in servizio per la pace durante il secondo
conflitto mondiale. << Dove il senso del dovere si
fonde con l'orgoglio e il sacrificio, lì c'è un
carabiniere>> ha detto il colonnello De Pauli dando
il ben tornato a Luigi Posenato. I suoi resti ora
riposano nel cimitero di Roncà assieme a quelli degli
altri morti per la patria. Questo è stato il motivo che
ci ha spinto a ricavare informazioni più approfondite
sulla storia del nostro paese, anche attraverso le
testimonianze dei nostri nonni. Come conclusione del nostro percorso di studio sulla seconda guerra mondiale a Roncà, il signor Ottavio Casanova, nonno del nostro compagno di classe Cristian, è venuto a raccontarci la sua esperienza di prigionia in Germania. Con le sue testimonianze abbiamo conosciuto un aspetto in particolare della guerra e ci ha reso partecipi e meglio consapevoli delle grandi difficoltà che si dovevano affrontare. Ottavio è stato chiamato alle armi all'età di 19 anni, il 19/08/1943, a Verona. Faceva parte del secondo squadrone di istruzione di cavalleria. Dopo circa venti giorni lui e i suoi compagni sono stati catturati dai tedeschi a Voghera. Sono stati portati su un carro bestiame e condotti in Germania, nel campo di concentramento ad Amburgo, dove sono stati prigionieri per due anni. La vita nel campo di concentramento era dura, si mangiavano rape, carote e patate crude e, spesso solo le bucce. Le condizioni igieniche erano pessime e molti morivano per malattie e sfruttamento. I corpi senza vita degli uomini venivano buttati in profonde fosse scavate nel terreno, oppure bruciati. Quelli che non eseguivano gli ordini dei comandanti venivano uccisi a colpi di mitraglia. Ottavio dopo un anno passato ad Amburgo chiese ai tedeschi il permesso di raccogliere le patate nei campi al posto di praticare i lavori forzati. Questi lo obbligarono invece a lavorare nella fabbrica di tabacco dove si confezionavano sigarette. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, liberarono i prigionieri del campo di concentramento e li rimpatriarono. Ottavio tornò a casa, l'8/10/1945, stracciato e distrutto per le fatiche sopportate. Pesava solo 35 Kg a causa della fame patita in Germania.
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il nonno del nostro compagno "Ottavio Casanova"
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