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La vita quotidiana |
Durante
il tempo di guerra era molto difficile e dura,
soprattutto complicata da capire da parte di chi come noi
tredicenni non l'ha vissuta. Attraverso le testimonianze
raccolte da nonni e persone anziane che ancora possono
raccontare di quel periodo abbiamo cercato di capire
com'é andata. Abbiamo scoperto che non tutti gli uomini
andavano in guerra, ma che qualcuno chiamato alle armi
cercava di evitare il fronte, disertando. Questi venivano
chiamati fuggitivi o imboscati. La vita per loro era fra
le più pericolose, infatti rischiavano sempre di essere
scoperti sia dai fascisti che dai partigiani . Quelli che
fecero questa scelta non furono molti, ma i motivi erano
per tutti gli stessi: o non si sentivano in dovere di
combattere per la patria, o dovevano sostenere
economicamente la famiglia. Fra coloro che andarono al
fronte, la maggior parte non si ribellò perchè aveva
paura di essere preso e fucilato. I fuggitivi erano
costretti a nascondersi in fienili, boschi, o in buchi
sca vati nel terreno delle stalle, dove il loro odore era
coperto da quello degli animali e i cani poliziotto
avrebbero avuto difficoltà a trovarli. Spesso, erano
costretti a rifugiarsi in ripari di fortuna come cespugli
di rovi o piccoli antri nella roccia, dove rimanevano per
ore e ore senza mangiare e cercando di fare meno rumore
possibile in quanto sarebbero stati scoperti e finiti
sotto il fuoco nemico. Questi uomini raramente uscivano
all'aperto durante la giornata, qualche volta s'a
venturavano di notte al chiaro di luna, per andare a
lavorare i campi. Usualmente mangiavano una volta al
giorno, di sera perchè chi li riforniva di cibo poteva
raggiungerli solo in quel momento, quando non tornavano
loro stessi a casa;in quel caso venivano chiuse tutte le
finestre con delle coperte così che non passasse un filo
di luce all'esterno. Nei paesini piccoli, come Roncà,
spesso tutti sapevano chi era rimasto a casa come
fuggitivo e si conosceva anche chi era che li nascondeva,
ed erano proprio queste persone che correvano ogni giorno
il rischio di essere catturati e deportati come
prigionieri. Non mancarono, infatti casi di persone
catturate per questo motivo e deportate: alcuni fecero
ritorno, di altri invece non si seppe più niente. Oltre
ai fuggitivi c'erano gli imboscati, ovvero militari che
andavano al fronte solo se erano costretti, che andavano
e venivano dalla zona di guerra come e quando volevano e
che non firmavano le presenze; perciò nonostante abbiano
fatto la guerra non hanno poi avuto diritto alla pensione
di guerra. La vita non era facile nemmeno per coloro che
rimanevano a casa, di solito donne, bambini e anziani. Le
donne e gli anziani cercavano di adempiere ai compiti
degli uomini assenti, nonostante questo, avevano una gran
fame. Infatti il cibo era razionato e la popolazione era
costretta ad andare a prenderlo con la tessera. Per
questo motivo tutti cercavano di arrangiarsi come
potevano: chi abitava sui monti, come Santa Margherita e
Brenton, andava nel bosco a raccogliere bacche ed erbe, e
tutti si facevano il caffè, che scarseggiava, con i semi
di frumento, mentre con la granella dell'uva facevano
l'olio. Nonostante questo si può dire che eravano
fortunati rispetto agli abitanti della città che avevano
soltanto il mercato nero per ingrassare il loro pranzo.
Anche qui in paese non mancava il mercato nero.
Addirittura il sacerdote di Brenton, don Francesco
Marchetto, secondo le nostre fonti era un noto
contrabbandiere: e tutto questo solo per riuscire a
racimolare qualche soldo in più per tirare meno la
cinghia. Il contrabbando più prezioso, per gli uomini
che erano rimasti in paese era sicuramente quello delle
sigarette.
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alcune immagini di vita quotidiana dell'epoca
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