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La vita quotidiana
(parte terza)


    Attraverso i racconti dei nostri nonni abbiamo anche compreso con chiarezza il significato di "Guerra totale", una guerra non combattuta, ma vissuta tragicamente anche dalla gente che non era al fronte. Non erano infrequenti gli scontri diretti tra partigiani, disertori e fascisti, scontri che erano carichi di conseguenze per la popolazione. Come nel racconto di una nonna che ricorda di uno scontro che avrebbe avuto come conseguenza il possibile incendio della "contrada". Protagonista fu un soldato che dopo una licenza di quindici giorni decise di non tornare al fronte. Invece di rimanere nascosto non si sa per quale motivo disarmò un fascista, che arrabbiato lo minacciò di bruciare la " contrada" della sua famiglia se non fosse tornato nell'esercito. La popolazione cercò di salvare i propri pochi averi nascondendoli in buche scavate nel terreno: solo l'intervento del parroco e del sindaco riuscirono a risolvere la situazione.l pericolo era costante, perchè bastava portare a pascolare le mucche e i vitelli per ritrovarsi in mezzo ad una sorta di campo di battaglia, uno scontro tra partigiani e tedeschi.
Il fatto che ci ha colpito è che di solito erano i bambini che si occupavano degli animali al pascolo. Alcuni nonni ricordano che a Santa Margherita è stato ucciso e seppellito sul posto un comandante fascista. Un episodio rimasto impresso molto profondamente nella memoria dei nostri nonni è l'uccisione di una bambina di appena 9 anni di cui tutti ricordano il nome: Rosina Dalla Manica. Quel giorno particolare si trovava nei campi a lavorare con il fratello, quando arrivò un gruppetto di soldati tedeschi. Uno di loro, probabilmente senza un motivo, sparò alla bambina lasciando però vivo il fratello che dopo l'episodio impazzì. Questo ricordo è stato vissuto in modo così terribile da tanti in quel periodo, che chiunque ne parli lo fa ancora con difficoltà, con timore e forse con la paura di rivivere un dolore molto forte.Giovanni Cavaggioni nonno di Valentina, una nostra compagna, racconta che è stato 6 anni nelle isole del Dodecanneso, un anno in Siberia e un altro in Arabia.
Quando ritornò a casa dopo, otto anni, la gioia della mamma fu grande che questa si sedette per terra e si mise a piangere: infatti ormai si era rassegnata alla morte del figlio. Preparò una tinozza di acqua calda, gli rasò i capelli perchè aveva i pidocchi e bruciò i vestiti ormai logori. Il nonno racconta che in Arabia aveva il compito di gettare in fosse comuni i soldati italiani che non svolgevano bene il loro lavoro: ancora vivi venivano ricoperti di terra dal nonno che avrebbe fatto la stessa fine se non avesse obbedito agli ordini. Ci ha colpito molto quello che erano obbligati a mangiare i soldati: tartarughe, minestra con anguria e lenticchie, polenta cruda e topi, mai la pasta. Di notte andavano a rubare i cetrioli nei campi, ma il padrone del terreno, vedendo che ogni giorno mancavano sempre più cetrioli, decise una notte di nascondersi e aspettare. Mio nonno arrivò per rubare i cetrioli, ma inciampò sull'uomo, che si alzò in piedi e lo rincorse. Un'altra testimonianza racconta che un giorno un signore di nome Bastelli stava scendendo dalla "Ghiacciaia" qualche giorno dopo la fine delle guerra. Qui ha incontrato un soldato tedesco che gli ha intimato "altolà" e l'ha ucciso sebbene l' uomo si fosse fermato e nonostante fosse disarmato. Collegando l'avvenimento e leggendo i nomi scritti sul monumento funebre ai caduti nel cimitero di Roncà, quell'uomo potrebbe essere uno dei due "Bastelli" seppelliti assieme ai caduti per la patria. Abbiamo saputo che erano molti i tedeschi che arrivavano in una località di Roncà chiamata "la Germania" chiedendo cibo e alloggio, ma spesso la gente aveva paura e rispondeva che non aveva niente. A volte le famiglie erano costrette ad ospitare soldati tedeschi e a dividere con loro il poco cibo che si riusciva a recuperare. Non era raro, poi che qualcuno di questi alla partenza lasciasse qualche oggetto come ricordo.
 

simbolo del Regno D'Italia



tessera di patriota
del Gruppo Volontari della Libertà
rilasciata a Roncà